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Cresce la richiesta di cotone, ma non qualsiasi. Quello bio, 100% puro cotone per davvero. La biancheria, da quella intima a quella da letto, dal bagno ai capi di abbigliamento, i consumatori la vogliono sempre più in fibra naturale, al bando i materiali sintetici e all'avanguardia. Il cotone, infatti, è la fibra tessile più usata nel mondo.
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Resta il fatto però che la produzione di cotone convenzionale, (i cui retroscena sono alquanto desolanti) che compre il 2,5% della superficie agricola mondiale, utilizzando pesticidi, fertilizzanti, si rivela essere la produzione agricola più inquinante (uso del +10% di fertilizzanti, +25% di insetticidi) considerando che il cotone non si mangia. Tuttavia gli effetti di un uso e abuso di prodotti chimici in agricoltura non passano dalla sola alimentazione. Le intolleranze, infatti, si diffondono, le reazioni allergiche da contatto sono in crescita e forse proprio da qui nasce l'esigenza da parte dei consumatori di un prodotto tessile veramente naturale.
La crescita del mercato del cotone biologico, prodotto da agricoltura biologica, quindi senza utilizzo di sostanze chimiche, non da sementi OGM e trattato in maniera naturale è confermata dai dati del Global Market Report 2010 della Textile Exchange (TE) sui tessili sostenibili che registrano un incremento del mercato del cotone bio pari al 20%, con un fatturato di 5,61 miliardi di dollari, superando le stesse proiezioni della TE (che per il 2010 si fermavano a 5,1 miliardi) e che per il 2012 stimano un introito di circa 7,4 miliardi. Dal punto di vista della produzione nel 2010, sempre secondo la TE, è stata prodotta una quantità di cotone biologico pari a 241.697mt di ad opera di 275.300 coltivatori bio. Un trend importante perché rappresenta, oltre ad un cambiamento di stile di vita, anche la tenace opposizione di tanti piccoli agricoltori, come quelli indiani, che resistono alla produzione di cotone OGM (unica coltivazione geneticament e modificata consentita in India) gestita da colossi sementieri come la Monsanto, la cui spregiudicatezza ha strangolato, e "ucciso" (il fenomeno dei numerosi suicidi degli agricoltori indiani) numerosi agricoltori ridotti ad uno stato di vera e propria schiavitù.
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