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WWF e FAI denunciano:
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"Il Governo sotto dettatura dell'Assobalneari"

 

I fatti e i documenti parlano chiaro. Il 27 gennaio  2010 in un incontro con il Ministro
Brambilla, l'Assobalneari (aderente a Confindustria Turismo) consegna una nota ("Il
nuovo demanio marittimo: gli obiettivi di ASSOBALENARI Italia") con cui si chiedono
sostanzialmente tre cose: la proroga delle concessioni in essere sino al 2015, le
previsioni di concessioni demaniali cinquantennali e l'introduzione del diritto di
superficie sul demanio marittimo.
Il Governo ha prorogato le concessioni in essere sino al 2015 con la legge n.
25/2010 e intende introdurre per decreto legge il diritto di superficie per novant'anni,
entrando in aperto conflitto con gli orientamenti della Commissione Europea sulla
libera concorrenza e aprendo allo scempio ulteriore delle nostre coste.
Alla luce di questo poca importanza ha la previsione di concessioni demaniali di
cinquant'anni, perché chiaramente il tempo di occupazione demaniale sarà
condizionato non dalla concessione, ma dal diritto di superficie che garantirà
comunque la permanenza degli immobili realizzati.

Gli stabilimenti balneari hanno registrato un vero e proprio boom negli anni 2000,
basti pensare che tra il 2001 e il 2010 sono sostanzialmente raddoppiati passando
da 5368 a circa 12.000. In passato le concessioni venivano rilasciate su richiesta
degli interessati e solo successivamente si sono incominciati a vedere piani di
utilizzo degli arenili predisposti dai Comuni e approvati dalla Regione. Anche in
vigenza di questi piani, utilizzati per razionalizzare l'esistente e a volte per
legittimare situazioni illegittime, le nuove concessioni sono state date addirittura
con assegnazioni dirette.

Sino a non molto tempo fa dunque le assegnazioni degli stabilimenti balneari
venivano dati con atti "ad hoc" di cui, per ignoranza o convenienza, si ignorava
l'impatto ambientale, paesaggistico e sociale. Ci sono volute due sentenze (TAR
Puglia n. 758 del 2005 e Consiglio di Stato n. 4027 del 2005) per stabilire (come era
ovvio che fosse) che gli insediamenti balneari lungo la costa possono e devono
avvenire esclusivamente nel pieno rispetto delle regole dalla pianificazione
urbanistica comunale e solo da poco tempo s'iniziano a vedere le aste pubbliche per
l'assegnazione delle nuove concessioni o per la rassegnazione di quelle vecchie
scadute. Quella italiana costituisce una situazione talmente clamorosa che l'Unione
Europea è intervenuta sostenendo che il nostro sistema è contrario ai principi della
concorrenza. Anche nel settore balneare va, infatti, applicata la direttiva Bolkenstein
sulla concorrenza che vieta i rinnovi delle concessioni fatti in modo sistematico e
automatico.

Il Governo per venire incontro all'Assobalneari non solo ha prorogato anche le
concessioni demaniali in scadenza garantendole sino al 2015, ma con la stessa
legge (L. 25/2010) ha consentito ai titolari di concessioni di sei anni di fare richiesta,
in ragione degli investimenti effettuati o di quelli che intendono fare, di una proroga
ventennale. Il tutto viene chiarito, puntualizzato e confermato anche in una circolare
interpretativa del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Direzione Generale dei
Porti (circ. n. 6105 del 6/5/20101). Insomma, indipendentemente dalla modalità di
assegnazione della concessione, molti stabilimenti sono oggi garantiti sino al 2035.

In questo quadro il Governo inserisce il decreto legge sulle concessioni
novantennali che evidentemente mirano a nuovi insediamenti perché, come abbiamo
detto, gli stabilimenti esistenti già oggi hanno avuto sufficienti garanzie Il modello
che sembra volersi perseguire è quello delle cittadelle del divertimento: piscina,
palestra, sauna, bar, ristorante, discoteca, negozietti oltre ai soliti spogliatoi, cabine,
bagni e docce costituiscono un insieme dove ombrelloni e sdraio sono
l'ammennicolo che giustifica la concessione demaniale. Di questo modello ci sono
già moltissimi esempi che il Governo vorrebbe estendere con il nuovo decreto legge
quasi non bastasse quanto sino a oggi fatto e quasi si ritenesse ancora insufficiente
la quantità di cemento riversata sulle spiagge.

Roma, 9 maggio 2011

Ufficio stampa WWF Italia - tel. 02-83133233

 
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