|
||||
| Consumi: il “bio” non conosce crisi, a dicembre 2010 cresce dell’11,5 per cento |
|
Un trend di crescita che prosegue da tre anni e coinvolge sempre più famiglie. Nonostante la “roccaforte” dei consumi resta il Nord, il segmento bio comincia a mettere radici anche nel Mezzogiorno.La crisi economica non ferma l’ascesa inarrestabile del biologico. Se i consumi alimentari “convenzionali” tirano il freno (meno 0,6 per cento nel 2010), il segmento “bio” continua la sua corsa, mettendo a segno un incremento del 12,1 per cento solo tra gennaio e ottobre. E le stime sul totale dell’anno lasciano presupporre una crescita comunque superiore al 10 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione di “Biofach 2011”, la fiera del biologico che si tiene a Norimberga fino al 19 febbraio.Soltanto nel mese di dicembre -rilevano la Cia e la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio - i consumi “bio” hanno registrato un incremento dell’11,5 per cento. Una tendenza destinata a consolidarsi anche nel primo scorcio del 2011, complice anche l’allarme diossina scoppiato in Germania su uova, polli e carne di maiale. Proprio le uova biologiche, infatti, hanno segnato dall’inizio dell’anno una crescita dell’8 per cento, anche se a trainare la spesa biologica resta ancora il comparto dei cereali e derivati (con aumenti oltre il 15 per cento), il settore lattiero-caseario (più 11 per cento) e l’ortofrutta fresca e trasformata (più 5 per cento). In realtà, il trend positivo del biologico prosegue da almeno tre anni. Nel 2008 e 2009, nel pieno della crisi, il segmento è cresciuto rispettivamente del più 5,2 per cento e del più 6,9 per cento. Inoltre -continua la Cia- anche se il consumo dei prodotti “bio” resta fortemente sbilanciato nei territori dell’Italia settentrionale (la cui incidenza sugli acquisti totali supera il 70 per cento), ora comincia a crescere anche al Sud. Solo in Sicilia, nei primi tre trimestri del 2010, i consumi biologici sono aumentati del 25,3 per cento.
|





M


