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Si può salvare la natura anche a tavola se il cibo, come l’olio, la pasta, il miele biologici provengono da aree protette come le Oasi Wwf.
E’ questo lo spirito del nuovo progetto Terre dell’Oasi, promosso da Wwf Oasi e dalle Cooperative delle Oasi aderenti a Legacoop, che sostiene l’iniziativa, nato per difendere la biodiversità e i paesaggi agrari grazie ad un`agricoltura pulita e sostenere, attraverso la vendita diretta dei prodotti, la gestione delle Oasi e dei progetti di conservazione che si svolgono al loro interno. Il Wwf ha colto l’occasione per segnalare come sia da tempo ampiamente riconosciuto il rapporto diretto tra agricoltura e conservazione della biodiversità, sia selvatica che domestica. Il 92 % del territorio europeo, infatti, è occupato da aree rurali e circa il 50% delle specie animali minacciate o in declino è in varia misura dipendente dagli ambienti agricoli. L’ultima relazione tecnica dell’UE sullo stato di conservazione degli habitat nei paesi comunitari indica che quegli agricoli sono in uno stato di conservazione peggiore rispetto agli ambienti non agricoli (7% considerati favorevoli a fronte del 21% per gli altri habitat). In Italia circa il 42% del territorio nazionale è destinato ad attività agricole (ISPRA, 2010) e una porzione di questo, circa il 21% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata), conserva caratteri di alto valore naturalistico, in termini di biodiversità genetica, di specie e di paesaggio. L’Italia, insieme a Spagna, Grecia, Gran Bretagna del nord e Scandinavia, conserva un’alta percentuale di aree agricole di alto valore naturale. Il progetto Terre dell’Oasi coinvolge le Oasi del WWF e anche quelle “affiliate”, ovvero, aree gestite da privati secondo i criteri indicati dall`associazione, dove si produce agricoltura biologica e biodinamica. L’iniziativa prende origine dalla volontà di valorizzare al meglio le esperienze già attivate a livello locale e proiettando queste su scala nazionale. Attualmente sono tre le principali aree coinvolte nel progetto, ovvero, la Riserva regionale del Lago di Penne (Abruzzo), l’Oasi WWF della Laguna di Orbetello (Toscana) e la Riserva naturale regionale del Bosco WWF di Vanzago (Lombardia) ma il progetto mira ad espandersi su tutto il territorio nazionale sfruttando le potenzialità del sistema che oggi conta 100 aree. Piccole produzioni sono infatti già attive in altre oasi come Valpredina in Lombardia e Monte Arcosu in Sardegna e Bosco San Silvestro in Campania e nei prossimi mesi saranno coinvolte altre Oasi a gestione diretta o affiliate. Ci sono accordi in corso con l’Oasi affiliata del Forteto della Luja-Piemonte dove si produrrà vino, la Riserva naturale di Torre Guaceto-Puglia per i pomodori, l’Oasi di Pian Sant’Angelo-Lazio per l’olio, la Riserva naturale delle Saline di Trapani per il sale ed altre ancora si aggiungeranno. (La stampa)
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