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| In terra di camorra un'agricoltura pulita e sostenibile |
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L’impegno dei principali rappresentanti del panorama biologico italiano di qualità a supportare, promuovere e anche a distribuire la mozzarella di bufala biologica che sarà prodotta nella zona di Castel Volturno da alcuni allevatori che hanno raccolto la sfida di convertirsi all’agricoltura bio e produrre mozzarelle di bufala biologiche. E’ questo il principale risultato dell’incontro che si è tenuto ieri nel centro casertano, conosciuto solo come terra di camorra. La costituzione della prima cooperativa di Libera in Campania, chiamata a lavorare le terre confiscate alla criminalità, aveva infatti richiamato a Castel Volturno organizzazioni di agricoltori, di distributori specializzati, di certificatori biologici, che hanno incontrato gli allevatori e gli agricoltori locali presso la sede della nuova cooperativa, la Fattoria "Le terre di don Peppe Diana - Libera Terra". Insieme agli allevatori locali c’erano Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero & Mielizia; Gaetano Paparella presidente di Icea; Roberto Zanoni, direttore commerciale di EcorNaturaSì; Lino Nori, presidente di CCPB; Paolo Steccanella, presidente di Brio; Giovanni Di Costanzo, presidente di BioItalia; Gianluca Faraone, amministratore delegato di Libera Terra Mediterraneo; Nino Pascale, presidente di Slow Food Campania; Enrico Fontana di Libera; Paolo Carnemolla, presidente di FederBio; Andrea Ferrante, presidente di Aiab. “Tutti insieme per incoraggiare il progetto di Libera, per offrire il proprio contributo alla conversione verso il biologico e appoggiare l’idea che un'altra agricoltura e un lavoro diverso, utile, onesto e legale in Campania è possibile e bello, oltre che indispensabile” spiega Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero & Mielizia. L’incontro era organizzato da Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, l’Associazione “Comitato Don Peppe Diana” (promotore della nuova cooperativa), l’Agenzia cooperare con Libera Terra e gli agricoltori e allevatori del territorio. “In un’area dove non esiste ancora alcuna produzione biologica - spiega Cavazzoni – il risultato di questo reciproco impegno verso lo sviluppo del biologico è particolarmente importante. Abbiamo voluto contribuire a dare credibilità alla nuova cooperativa in corso di costituzione, offrendo una visione prospettica agli allevatori e agricoltori del territorio che intendono scegliere l’agricoltura biologica e dando, infine, significato alla presenza del biologico in questo territorio, dimostrando che la produzione biologica rappresenta una realtà economica credibile e possibile, alternativa ad ogni inquinamento, protettiva oltre che della salute umana, anche della terra e dell’acqua”.
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