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Da quel giorno gli stati più industrializzati, responsabili di oltre il 70% delle emissioni totali nel pianeta Terra, dovevano concretamente impegnarsi per raggiungere gli obiettivi prefissati nella Conferenza delle Parti (COP3) delle Nazioni Unite, tenutasia Kyoto in Giappone l’11 dicembre del 1997. Il Protocollo impegnava i Paesi industrializzati e quelli ad economia intransizione (i paesi dell’est europeo) a ridurre complessivamentedel 5%, nel periodo 2008-2012, le principali emissioni di gas serraprodotte dalle attività umane rispetto ai livelli del 1990. Alcuni Stati hanno aderito attivamente, con leggi ad hoc per supportare cittadini, enti locali e aziende in un percorso di sostenibilità. Tra le iniziative poste in essere ci sono efficienza energetica, riduzione dei consumi, mobilità sostenibile, sviluppo delle fonti rinnovabili,al fine di creare un nuovo sistema economico basato sul "green"e una migliore qualità della vita.La Germania, per fare un esempio, con quattro anni di anticipo sulla sua tabella di marcia, è riuscita a tagliare le emissioni inquinanti in modo significativo, investendo sulle energie rinnovabili e su programmi di efficienza energetica. Tali strategie hanno prodotto, oltre ad "ovvi" benefici per la vita di tutti,anche un boom economico di prima portata che ha consentito un significativo sviluppo dell’occupazione nel settore (ormai piùdi 300.000 persone lavorano sulle tecnologie verdi), un aumento dell’export tedesco e una percentuale delle rinnovabili, nel consumo di energia elettrica, salita al 14,2%. Queste scelte sonostate comprese e sposate anche dai cittadini tedeschi che hanno reagito di conseguenza: le emissioni di CO2 delle famiglie sonocrollate del 34% rispetto al 1990, grazie all’isolamento termicodegli edifici, all’aumento dell’efficienza energetica e all’incrementodelle rinnovabili anche nel settore del riscaldamento privato.Altri Stati, tra cui l’Italia, hanno fatto meno e, nonostantel’opinione pubblica sia sempre più informata e consapevole sullanecessità di contrastare i cambiamenti climatici, siamo ben lontanidagli obiettivi di Kyoto. Lo ha fotografato lo studio (commentato nell’articolo a pagina 3) dell’ americano Worldwatch Institute,pubblicato in gennaio.Cioran scriveva: "L’essenziale sorge spesso al termine di una lungaconversazione. Le grandi verità si dicono sulla soglia". Tanto siè detto sul Protocollo di Kyoto in questi anni, sulle sue eccessive ambizioni, sulla presunta impossibilità di raggiungere tutti gliobiettivi prefissati, ma anche su quanto sia stato importantecome indirizzo. In questo periodo storico, con una crisi economicae culturale sotto gli occhi di tutti, gli assunti fondamentali delvertice giapponese risultano più che mai importanti. Principi che definivano e promuovevano un nuovo modo di fare economia edi fare politica basato sulla sostenibilità e sul coinvolgimento esulle responsabilità comuni. Proprio sulla "soglia", il Protocollodi Kyoto ci ha fatto comprendere queste importanti verità, cheormai sembrano essere (finalmente) patrimonio condiviso di tuttigli stati.In questo anno di passaggio verso Copenhagen, dove dal 30novembre al 10 Dicembre 2009 ci sarà la COP 15, ognuno devefare la sua parte e assumersi le proprie responsabilità senza guardare al proprio interesse, ma a quello collettivo. Nessunogiochi allo "scarica barile", una politica che ha portato soloall’immobilità assoluta, ma tutti impegniamoci per contribuirea realizzare un sistema di sviluppo duraturo, finalizzato a un benessere condiviso, ricordando sempre che "per quanto ci crediamo assolti siamo tutti coinvolti". Andrea Seminara
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